lunedì 31 marzo 2008

bollettarios chi siamo noi

BOLLETTARIOS

CHI SIAMO NOI

Con l’intento di pervertire le cause dell’ingiustizia sociale.

Benvenuti nel mondo dello spazio precario, giovani risorse umane, carinissime matricole postmoderne, graziosissimi senza reddito continuativo, intraprendenti digiunatori a chiamata, efficientissimi collaboratori a progetto col piatto ripartito.

Mai così tante persone al lavoro!!!

Di cosa vi lamentate canaglie irriconoscenti?!

Non lo sapevate?

Il neoliberismo ve l’avevano annunciato i magi, madonna flessibilità vi moltiplica i pesci, i pani e le ore… e babbo precario? Beh…in ogni pacco regalo c’è un buon lavoro.

Molte grazie nonno capitalismo!!!

CHI SIAMO NOI

Gente comune, lavoratori, studenti, disoccupati, migranti…e chi più ne ha più ne metta.

Bollettarios!!! Sindacalisti di strada, sindacalisti nomadi, migratori, libertari…ah!

Se abbiamo un capo?no. siamo tutti capi.

Se abbiamo dirigenti, funzionari, burocrati? No.

Se trattiamo sotto il tavolo con il padrone? No.

Ok,ok, eccoci. Il secolo ha dato un giro di boa:

il sindacalismo ribelle del futuro contro il medioevo postindustriale del presente!

E che direbbe il vecchio joe hill se fosse ancora al mondo?

“ non è proprio necessario che si porti il lutto, organizziamoci!...noi saremo tutto!!!”

saremo ovunque, saremo tutto.

Buona fortuna working class!

97 tazzine di caffè

97 tazzine di caffè

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109,54 Euro, lordi ed in tre rate,
– 10,39 % di INPS, 29,57 % di IRPEF nazionale, 1,5 % di IRPEF Reg. e Comun. = 67,94 Euro
netti ( cioè l’equivalente di circa 97 caffè ) dilazionati in 30 mesi e solo 267 Euro di Una Tantum .

Per un operaio di 3° Categ. la paga base oraria è passata da 7,29 a 7,59 Euro, aumentando di 30 Cent. LORDI.

E QUESTO, LO CHIAMANO AUMENTO !

Fim, Fiom, Uilm, Fismic e l’ambigua Ugl ( buon ultima, con la “polverina” nazionale che rilascia interviste pro-Veltroni e nomina il segretario reg. senza il congresso ) vorrebbero il consenso ad un CONTRATTO che prevede anche :


- una validità non più per due anni , ma per 30 mesi ;
- l’aumento delle comandate da 4 a 5 turni, senza impedimenti per i giorni festivi e per le notti ;
- il furto di un PAR trasformato in giornata lavorativa da recuperare l’anno seguente ;
- durata del lavoro interinale e precario vario, per ben 44 mesi ;
- nessuna riforma dell’ inquadramento unico e maggiori difficoltà per passare dal 3° al 4° livello .


I poteri dei Delegati per la Sicurezza restano com’erano, cioè quasi simbolici .

L’aumento della durata del Contratto a trenta mesi, fa da apripista al tentativo di smantellamento del Contratto Nazionale .

Con il carburante alle stelle, gli aumenti delle bollette ed un carovita irrefrenabili, con un aumento
del costo della vita di oltre 600,oo Euro all’ anno per famiglia, ai Metalmeccanici si da l’elemosina di 27,18 Euro l’anno ( in 2,5 anni = 67,94 ) facendo rimanere I SALARI DEI METALMECCANICI ITALIANI, I PIÙ BASSI D’ EUROPA, come ha riconosciuto la Banca d’ Italia .
L’ ultimo rapporto di Mediobanca ha riconosciuto che negli ultimi 15 anni i profitti
degli industriali sono aumentati dell’ 8 % annuo ed i salari solo dello 0,4 % annuo .
A questo contratto di fame bisogna dire NO,
non mugugnando e lamentandosi senza poi andare a votare ( perché tanto le cose restano sempre uguali !)
MA ANDANDO A METTERE UN CHIARO SEGNO SULLA SCHEDA .

Chi pensa di dissentire non votando, sappia che aiuta solo a far vincere il SI .

NOI VI CHIEDIAMO DI VOTARE e DI VIGILARE .

Una vittoria del NO alla SATA ridarà speranza a tutti i metalmeccanici italiani .
Una vittoria del NO in Italia farà riaprire la trattativa per aumenti più sostanziosi .

Chiediamo, con forza, che fra gli addetti al voto ci siano anche i rappresentanti del NO per evitare che di notte nelle urne cadano “accidentalmente” schede prevotate ( come è già successo ) .

Caro lavoratore,
votando SI esprimeresti il tuo consenso a chi ti condanna a questa condizione .
Al REFERENDUM sul Contratto V O T A N O

P.S. : La Fiat, contro Alternativa, da sola non ce la fa. Prima si è fatta aiutare dai bergamaschi ed ora dai napoletani antigeometri.

Alternativa Sindacale Melfi

(USI)

brevi riflessioni sul precariato

BREVI RIFLESSIONI SUL PRECARIATO

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La precarietà del lavoro non è questione solo dell'oggi: già nel secondo dopoguerra, la riconversione dell'industria bellica si tradusse in massima parte in chiusura di stabilimenti e licenziamenti di migliaia di lavoratori. Solo la ripresa economica di fine anni ' 50 - inizi anni 60 invertì parzialmente la tendenza. Ma già un decennio dopo la "crisi energetica " dette l'avvio a processi di riduzione del personale in molti grandi aziende: processi che nonostante alcune tutele (come la Cassa Integrazione Guadagni ) si accentuarono negli anni successivi. Addirittura la CIG straordinaria e il trattamento di mobilità si configurarono come piena libertà di licenziamento.
Tuttavia è solo negli anni ' 90 che la precarietà del rapporto di lavoro viene assunta a sistema, a normalità, codificata e regolamentata da svariati provvedimenti che hanno visto il benevolo silenzio del sindacalismo concertativo e di stato.
Lo smantellamento della grande industria e la conseguente parcellizzazione del lavoro ha cambiato in modo sostanziale il panorama del mondo industriale, mutando tempi, modi e luoghi di lavoro, costringendo le giovani generazioni ad un approccio totalmente diverso all'attività lavorativa.
Fino alla metà degli anni ' 60, l'avvio al lavoro, pur non facile, era favorito dalle condizioni economiche e da strutture sociali specifiche, quali scuole ed altre istituzioni, tra le quali è bene ricordare le scuole professionali e le scuole che i grandi gruppi industriali allestivano per formare i futuri lavoratori da cooptare nelle proprie officine.
Per chi si affacciava al mondo del lavoro era questa la prospettiva di un inserimento durevole nell'ambito del gruppo o dell'azienda. Questo non significa che fossero "tempi facili". Occorrevano lotte dure per conquistare diritti e condizioni di vita migliori, ma soprattutto era necessario che le conquiste ottenute lo fossero per tutti e venissero rispettate. Si usciva dalle scuole di apprendistato per essere inseriti nella fabbrica, per diventare la forza operativa, funzionale alla produzione di beni ed all'accumulo del "capitale", ma si potevano acquisire capacità lavorative e qualità creative e queste erano facilmente dimostrabili ed al tempo stesso si acquisiva la consapevolezza di un ruolo, non marginale, nel processo produttivo e una dignità sociale dentro e fuori la fabbrica.
Oggi tutto ciò non è più possibile. Il lavoro è "parcellizzato", le grandi strutture industriali sono disgregate o dismesse: di conseguenza i giovani lavoratori non hanno più la certezza dell'inserimento nel mondo produttivo, sono isolati e divisi e quindi nell'impossibilità di confrontarsi con chi vive le stesse condizioni. In altri termini, non possono unirsi né possono avanzare una pur minima rivendicazione.
Le recenti riforme e l'istituzione di diverse tipologie di contratto di lavoro (a progetto, a chiamata, interinale, etc.) hanno reso possibile l'attuazione di nuove e più subdole forme di sfruttamento "legalizzato". L'introduzione delle Agenzie di Lavoro Interinale e quelle di outplacement hanno aggravato la situazione, rendendo i giovani lavoratori privi del senso della solidarietà, senza difesa e costretti a chinare il capo o a scendere a compromessi di fronte allo strapotere padronale.
A questo punto dobbiamo porci la domanda se è possibile fare qualche cosa e se la risposta è affermativa, che cosa possiamo fare. Se pensiamo che sia possibile intervenire in questo ambito, possiamo pensare ad alcune strategie, che però debbono tener conto della particolarità della situazione. In primo luogo occorre fare informazione, per aiutare questi lavoratori a capire quali sono i loro diritti, far sentire la nostra solidarietà, produrre materiali audiovisivi sulle condizioni del lavoro precario.
E' indispensabile, ove sia possibile, dar vita a strutture di solidarietà per questi lavoratori, strutture che non siano estremamente burocratizzate, ma agili ed efficienti per poterli sostenere nei momenti più critici della loro vita lavorativa.
Al momento le soluzioni praticabili sono quelle di istituire una rete di supporto legale con l'ausilio di avvocati che interagiscano tra loro e che diano ai lavoratori tutta l'assistenza di cui hanno bisogno. Altro punto importante è quello dell'informazione: occorre produrre e diffondere materiali riguardanti i contratti collettivi di lavoro, cenni sulle norme vigenti, norme sulla sicurezza e sulla salute e sulla tutela ambientale.
Questo materiale dovrebbe essere ampiamente diffuso e gli argomenti che sono trattati sui documenti andrebbero approfonditi.
Faccio un esempio: se si produce un opuscolo che tratta del contratto di lavoro di una qualsivoglia categoria, sarebbe utile approfondire gli aspetti più significativi di quel settore o di quel contratto. Se si produce del materiale informativo riguardante la tutela degli infortuni sul lavoro, sarebbe utile che a questo seguisse una trattazione delle varie malattie professionali.
Altre soluzioni potrebbero essere quelle della ricerca e della creazione di punti di aggregazione o di comuni interessi culturali. E' possibile scegliere tra le strutture sindacali ed i Centri Sociali, oppure orientarsi sui Gruppi d'Acquisto, ma vi sono altre possibilità, anche se forse possono apparire incongrue con l'argomento che stiamo trattando. In particolare mi riferisco a gruppi culturali di vario genere, ma penso specificatamente a gruppi di lettura e discussione collettiva di libri o anche alle vecchie Società di Mutuo Soccorso e alle Università Popolari, dove esistono ancora.
E' chiaro che tutto questo non può da solo risolvere i problemi di chi è precario, ma è altrettanto vero che chi vive questa particolare condizione non soffre solo per la propria condizione di lavoro, ma anche per avere la precarietà come misura della propria vita. Quindi essere "precario" significherà non poter socializzare, non poter fruire in modo adeguato del proprio tempo libero, non poter leggere, ascoltare musica, andare a teatro.
Tutte queste limitazioni sono grandi, ma rappresentano anche la possibilità, per noi, di poter intervenire e dare un segnale positivo, la possibilità di dar vita a piccole realtà alternative alla società massificata. Non sostengo che sarà un percorso facile né breve, ma è pur sempre una possibilità per costruire una cultura libera, alla portata di quanti, in questa società, hanno meno peso politico e sociale.


Ignazio Lavagna
USI Genova

giovedì 14 febbraio 2008

MORTI DA LAVORO: L'ITALIA NEL GUINNESS DEI PRIMATI

la media nnua delle morti sul lavoro è di circa un migliaio. 1280 nel 2006 per la precisione.
più di 100 morti al mese, più di tre morti al giorno.
ma le cifre vere, quelle più attendibili, si pubblicano in itlai sempre con due anni di distanza, quando sono vecchie e non fanno più impressione.
cifre vere per modo di dire, perchè c'è sempre una percentuale di morti ( e migliaia di nifortuni medi e/o gravi) non riconosciuti, come ad esempio quelli in itinere per raggiungere il posto di lavoro.
c'è una nuova legge da poco varata che dovrebbe avere la volontà di arginare il fenomeno dopo un intercalare nei media di molte grida di allarme per le cifre in ascesa.
ma basta una legge che ha tempi biblici per la sua attuazione e che attribuisce ai soli subappalti delle ditte la responsabilità di questo eccidio?!
le morti sono agghiaccianti, sono lì e ci dicono che in italia, come in tutto il mondo, la pagnotta per i lavoratori rimane amara.
basta una legge quando i padroni si avvalgono della complicità dei lavoratori stessi per occultare il rischio mortale del lavoro? per molti di noi lavorare significa vivere. senza lavoro non sarebbe possibile. allora tanto vale farlo rischiando la vita.
la 626 è un triste esmpio di legge inapplicabile. gioca solo a trovare i responsabili, coloro che, nell'eventualità di un ricorso legale( che un povero cristo non può, quasi mai, permettersi di fare) vengano additati- ad infortunio avvenuto- come inadempienti. il suo obbiettivo non è la sicurezza, ma il gioco burocratico di ruolo.
che importa ai padroni e alloo stato se gli infortuni non diminuiscono? l'importante è trovare un colpevole. punto.
che importa se le mamme comprano ai loro giovani figli l'attrezzatura antinfortunistica( per lavoro edile) perchè il padrone li assume subito ( quanto è buono...) in " attesa che arrivi"?!che importa se il lavoratore firma spesso liberatorie per il datore in caso di infortunio?
che importa morire, se le leggi ci sono?
nel nostro paese vige il primato della legge( quando fa comodo) sulle vite delle persone e un infortunio non è mai considerato un omicidio.
anzi ci sono dei casi, sempre più frequenti, in cui il lavoratore infortunato ( se sopravvive), viene ritenuto responsabile intenzionale del proprio danno.

TORINO:UN SEGNALE

da torino doveva partire un segnale forte da chi non si è arreso alla logica della società determinata dal conseguimento dle profitto, a tutti i costi: i costi per chi muore sul lavoro e di lavoro come a torino e come avviene quasi quotidianamente nella nostra provincia.
dove eravamo? cosa hanno fatto CUB,COBAS,UNICOBAS,SDL E USI, insomma i sindacati di base, di fronte al tentativo di CGIL,CISL UIL di minimizzare i danni per i padroni scongiurando lo sciopero generale, indicendone uno soltanto per i metalmeccanici?
di quanti morti abbiamo ed hanno bisogno per proclamare lo sciopero generale?!
sette morti non bastano? è questo il livello etico del sindacato?
e poi dov'erano i lavoratori con la loro dignità: tutti a lavorare! è possibile che è venuta a mancare quell'azione diretta che deve ignudare il re e i suoi scagnozzi.penso che abbiamo perso una grande occasione d'aggregazione, vorrei dire di rivolta.
perchè di fronte alle stragi perpetuate da queste classi di delinquenti che sono al potere e che purtroppo sono riuscite a fare dell'altro potere mediatico anche su questa strage.
hanno partecipato ai funerali blaterando parole di solidarietà? cos'è la loro solidarietà? tenere le masse soggiogate dai loro ingordi bisogni fatti passare per esigenze della collettività.
ma vergogna anche per chi li ha accettati. schifosi sono riusciti perfino a farci vedere, in televisione, il natale in casa di uno degli operai uccisi, con una sua foto, con i suoi figli di pochi anni e mesi.
" aveva un contratto a tempo determinato, aveva paura di perdere il lavoro, ha perso la vita."questa è la legge biagi! questo è il caporalato legalizzato! queste sono le condizioni del profitto! i padroni, i loro questuanti politici hanno un solo obbiettivo: quello di porre gli sfruttati con le spalle al muro, con una pistola in bocca, possibilmente in modo democratico, tanto è vero che l'estrema sinistra , comodamente seduta sulle poltrone del governo, di questo governo è complice di leggi e disposizioni che farebbero rabbrividire molti dei morti di genova e di reggio emilia, molti dei morti scesi contro la legge truffa, contro scelba e tromboni.
e con loro tutti quelli che scesero in piazza senza coperture politiche , contro il potere mafioso e fascista dei democristiani che, insieme al consumato potere degli stalinisti socialdemocratizzati, è una delle basi del partito democratico.
tutto legale oggi, tutto legale e democratico.
ma non voglio affatto parlare di questi miseri, sinistri individui. voglio urlare l'angoscia di fronte alla strage di torino.
voglio urlare la rabbia per la strage continua di lavoratori, voluta da tutto l'apparato di potere di questa perversa società.
come ci possono ancora far bere che questa è la migliore società possibile, com'è che la coscienza di chi è sfruttato selvaggemente, schiacciati nei nostri diritti elementari, costretti a mettere in gioco e perdere la vita per pochi euro, gli va dietro?
accetta le loro condizioni, che sono le coperture per i loro affari ed i loro privilegi.
più creano le condizioni di sruttamento più possono autolaimentarsi di numero, di privilegi e di qualità.
crescono in tutti i rivoli del potere di complicità di questa società sempre più basata sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, sulla donna e sulla natura.
gli operai di torino erano costretti a turni massacranti, giornate lavorative che si protraevano secondo le esigenze della produzione.
l'italia, si sa, è stato decantato , è la principale artefice della moratoria sulla pena di morte.
e i morti sul lavoro e di lavoro?!! sono delle condanne a morte, decretate nei consigli di amministrazione, dcretate in borsa, nelle leggi inapplicabili della sicurezza sul lavoro, decretate dai padroni che sanno di essere impuniti.
abbiamo mai visto qualche padrone condannato?!! a memoria di uomo, mai. sanzioni amministrative, quando va male.
ma anche quelle con parsimonia, perchè non si può fermare la produzione, il made in italy. cosa potevano opporre gli operai di torino contro le mostruosità che garantiscono qualsiasi azione ai padroni? cosa possono opporre tutti i giovani sottopagati, con i falsi contratti di lavoro, quali contratti? quali lavori? ricatti, ricatti, sfruttamento senza alcun limite.
tutto coperto dall'omertà collusa fra padroni, sindacati, politici e stato.
e dov'è la difesa della vita? quelle anime nere che difendono la vita dell'embrione zittiscono di fronte a questi deliberati assassini.
ci mangiano tutti e bene. le loro regole per noi, per i precari di questa vita sono: lavoro, sfruttamento, inquinamento, carceri, morte, tumori, menomazioni, manicomi, privazioni , menti soggiogate dalla religione e dallo spettacolo dominante.
era ed è necessario uno sciopero generale, fregandosi, alla grande, delle leggi sullo sciopero.
le loro leggi sono fatte per imprigionarci. il nostro compito è di rifiutarle, di scardinarle.
lo sciopero generale era dovuto contro tutto quello che sta accadendo, contro questo sfruttamento totalizzante, contro questa socialdemocrazia anche peggiorata, contro questo sistema sempre più di capitani d'industria, boiardi di stato, parassiti milionari e precari sfruttati, ammazzati. le rivolte si fanno succedere, non si aspettano nè si invocano.

tratto da "lotta di classe"


GRAVE ATTENTATO ALLA LIBERTA' DI SCIOPERO

i dipendenti del call center della VAS EUROPE, con sede in via de amicis 28 a milano, ( addetti alle prenotazioni internazionali settore alberghiero), avendo risposto con 14 giorni di sciopero, dal 14 al 28 dicembre 2007, al licenziamento di 4 colleghi, sono stati chiamati in causa dalla direzione aziendale per "risarcimento danni".
la prima udienza ha avuto luogo martedì 22 gennaio 2008 al tribunale di milano sezione lavoro.
invitiamo i lavoratori anche di altre aziende a solidarizzare contro questo grave attentato padronale contro la libertà di sciopero con la loro presenza e inviano messaggi di solidarietà attiva.

gli indirizzi disponibili sono: quello postale (VAS EUROPE, via de amicis 28, milano)a mezzo la delegata sindacale rossella maffi a melarossa78@hotmail.com

NIENTE DI NUOVO SUL FRONTE DEL LAVORO

non si era ancora spento l'eco della tragedia della thissenkrupp, la rabbia e il cordoglio per i sette lavoratori morti bruciati, che una nuova tragedia, quella di marghera, ha riproposto crudamente la questione degli omicidi bianchi e degli incidenti sul lavoro.
le morti e le stragi sul lavoro sono un attributo strutturale di questo processo produttivo.
sono implicite e scontate. sono il prezzo da pagare alla logica del profitto. non è possibile immaginare lavoro "pulito" in una concezione delle attività produttive esasperata e malsana, dove il lavoratore è semplicemente un attrezzo o, al massimo, un macchinario un po' più complesso, del quale ci si prende cura solo nei termini di utilizzo spinto ad esaurimento (o alla rottura), convenienza e facilità di rimpiazzo.
marghera e la catena continua di incidenti mortali sul lavoro che si sono susseguiti, ci danno, purtroppo, ragione.
una bombola d'ossigeno vuota, un estintore scarico sono la metafora di questa situazione: contenitori vuoti esposti per abbellire una realtà cruda e devastante.
così come contenitori vuoti sono le leggi sulla sicurezza, i delegati che se ne dovrebbero occupare: inapplicabili le prime, impotenti (nel migliore dei casi) le seconde.semplici coperture alle condizioni impossibili in cui, molto spesso, si svolge il lavoro salariato nella società del profitto ad ogni costo.
così come un contenitore che si sta svuotando è quello della contrattazione collettiva di categoria.
l'ultima dimostrazione ne è la conclusione del contratto dei metalmeccanici: una manciata di euro (127 lordi) a fronte di una lotta durata mesi e mesi.
non è certo una gran cifra, considerando la perdita del potere d'acquisto del salario negli ultimi anni e il fatto che al netto diventeranno circa 90 euro. il problema sta nel fatto che questa cifra non corrisponde alla realtà.
i 127 euro, infatti, sono destinati ai lavoratori di quinto livello mentre la figura più numerosa è l'operaio di terzo livello che avrà 109 euro lordi e a regime.
infatti gli aumenti sono scaglionati: meno della metà è stato corrisposto a gennaio 2008 e circa un quarto rispettivamente a gennaio ed a settembre 2009. ma non basta, il padronato copre i 9 mesi di vacanza contrattuale del 2007 solo con una tantum di 267 euro ( che valgono una trentina di euro al mese a fronte di salari defalcati dagli scioperi), questa volta eguale per tutti, e, sopratutto, ottiene un prolungamento della validità del contratto da 24 a 30 mesi.
ma, aldilà dei miseri risultati raggiunti e nonostante la forte mobilitazione dei lavoratori, il percorso è chiaro: svuotare la contrattazione collettiva nazionale di ogni forza e di ogni significato a favore di contrattazioni aziendali, frammentando ulteriormente il residuo potere rivendicativo della classe operaia, separando le sorti dei settori più forti da quelli più deboli, indebolendone in definitiva ancora la solidarietà.
il terzo contenitore, sempre più vuoto, è la "mitica e combattiva"FIOM,che soggiace sempre più (ma c'erano dubbi?) agli ukaze confederali, alle mediazioni politiche e all'arroganza confindustriale.
risulta che questo pessimo contratto ( che tra l'altro contempla l'aumento dello straordinario consentito ed elude il problema del precariato) sia stato approvato dal comitato centrale della fiom con 103 sì,12 no e 5 astenuti.
ci chiediamo allora, che cosa è successo per portare la "ribelle"fiom che pochi mesi addietro si era spesa per il no nel corso del referendum sull'accordo sul welfare a parlare, per bocca del suo segretario generale, di "aspetti importanti e significativi , pur in presenza di elementi di sofferenza?"
è del tutto evidente che, dentro la cgil, si è lavorato con forza e determinazione a riportare a ragione i renitenti della fiom e che l'operazione è riuscita molto bene.
proprio nella vicenda del referendum sul welfare possiamo trovare i semi dell'attuale cedimento di Rinaldini e dei suoi. la fiom, infatti, aveva tentato di forzare su di un terreno politico generale avendo come sponda la sinistra dell'Unione e si era rotta le ossa proprio in questa vicenda perchè, nel mentre che denunciava che il referendum era truccato, ne accettava la dinamica e, soprattutto, le conseguenze.
chi non si ricorda, fra l'altro, la manifestazione del 20 ottobre 2007 che aveva visto decine di migliaia di lavoratori e di militanti chiedere all'unione di "applicare il proprio programma" , riempire i treni, pulmann e traghetti senza combinare nulla tranne che garantire consenso a pdci e prc?
chi non ricorda l'assenza del "fronte del no" che pure aveva promesso sfracelli nelle assemblee che hanno preparato il referendum, allo sciopero del sindacalismo di base del 9 novembre?
una lezione dunque per molte persone che ancora vagheggiano di una fiom e di una sinistra cgil combattive, pronte a tornare sul terreno dello scontro di classe, dovranno prima o poi accettare o trarne le conseguenze.
l'alternativa è di che- di sconfitta in sconfitta- tra i lavoratori prevalga la rassegnazione e il senso di ineluttabilità di una china discendente dentro la quale il movimento di classe è costretto da anni.
per parte nostra non ci stiamo e continuamo a pensare che si possa costruire un movimento autorganizzato di lavoratori conflittuale, che recuperi le sue radici di solidarietà reciproca nel mutuo appoggio vissuto in prima persona da noi lavoratori. non abbiamo timore di proclamare la nostra incompatibilità con questo sistema di sfruttamento e di morte sul lavoro nel lavoro.

tratto da "lotta di classe"